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Umberto Binetti: biologo putignanese in “crociera” tra i ghiacciai.

E’ una bella storia quella Umberto Binetti, 26 anni, laureato all’Università di Pisa, biologo marino, nato a Putignano dove vive la sua bella famiglia.

Una storia che diventa speciale perché vissuta nella particolare atmosfera natalizia. Una storia che racconta l’avventura straordinaria di una delle numerose “menti eccellenti” italiane, che viene dal Sud,  che dopo l’università pisana decide di approfondire in Inghilterra i suoi studi di biologia marina.

 Una storia che lo porta far parte del team scientifico  della “Akademic Shokalsky”, la nave, attualmente bloccata nel mare di ghiaccio che circonda l’Antartide, oggetto di attenzione internazionale. Ebbene Umberto Binetti era a bordo di quella nave,  ma è sbarcato qualche giorno prima, essendo esaurita la prima parte di una spedizione celebrativa  dall’Australia in Antartide, al Polo Sud, per i 100 anni  dalla prima spedizione, fatta , oggi,  con diversi team di scienziati che stanno rifacendo lo stesso percorso del grande esploratore.

 “La spedizione è stata divisa in due parti”, racconta Umberto, “nella prima c’ero io con Andrea Torti e  con tutti gli altri membri selezionati. Siamo giunti nelle isole subantartiche neo zelandesi, ma non siamo arrivati in Antartide. La seconda spedizione è partita subito dopo e in questo momento, purtroppo, è incagliata nel grande Pac.”

Ti dispiace non essere arrivato alla meta? – E’ un traguardo che si spera di raggiungere. Il lavoro da noi fatto nelle isole sub antartiche non è lo stesso che  si sta portando avanti nella base artica, con numerose rilevazioni e altro. All’inizio volevo partire con la seconda spedizione, vedendo quanto sta succedendo, però, mi sento molto fortunato  ad essere già a casa.”

La tua partecipazione ha dell’incredibile. – Gli scienziati sono stati scelti dal capo scientifico della spedizione, e gli studenti sono stati contattati un mese a mezzo prima, attraverso un video su youtube. Avevano a disposizione, a loro volta, due minuti di video da mettere in rete con le loro motivazioni. Sono stati  scelti i migliori. “Ci hanno contattato”, continua Umberto, “per comunicarci che avevamo vinto la competizione, con grande sorpresa da parte nostra, così  siamo volati in New Zeland. Sapere di essere stato scelto mi ha dato una gioia immensa, ho saltato a lungo sul letto e poi  ho chiamati tutti: genitori amici, colleghi . Non era una competizione da poco – ricorda il nostro giovane biologo – era aperta a gente di tutto il mondo, le possibilità di essere selezionati erano veramente minime. Nel nostro campus in Inghilterra eravamo in tre ad aver  partecipato. Ci è andata bene.”

E i tuoi genitori come hanno preso la notizia? – Mi hanno sempre supportato nelle mie scelte. Sono stati felicissimi  anche questa volta e con loro ho mantenuto sempre i  contatti utilizzando le e-mail, mentre ero impegnato nella mia mission. Naturalmente abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando abbiamo saputo del proseguimento  della missione non appena la nave sarà disincagliata, e sicuramente questo accadrà perchè al Polo sud è estate, e questo faciliterà, ne sono sicuro, l’azione di soccorso..

Quali obiettivi attendono ora questo bel ricercatore biologo che sta approfondendo i suoi studi all’estero?  – Il mare è molto vasto e gli interrogativi scientifici che mi pongo sono tanti e diversi. Mi sto concentrando su una tematica oceanografica che comporta l’analisi dell’ossigeno nel Nord Atlantico. Occorreranno tre anni per completare questo progetto. Per quanto riguarda le aspirazioni personali e professionali, fanno anche  parte della motivazione che mi ha spinto a partecipare  alla spedizione in Antartide. Mi piacerebbe occuparmi di comunicazione della scienza. Sulla “Shokalsky” si divulgava il lavoro di bordo utilizzando i più moderni sistemi di comunicazione. Mi sono cimentato in questo campo e mi sono reso conto che mi affascina.

Il nostro incontro con il fortunato Umberto, che in tanti credevano ancora a bordo della nave russa, termina con la certezza che di giovani,  impegnati come lui in scelte, scelte importanti, che aprono loro vasti orizzonti, la nostra Italia e ricca e tutti noi dobbiamo esserne orgogliosi. Bisogna fare in modo che, dopo le necessarie esperienze fatte all’estero, il nostro Paese li richiami e dia concretamente motivi di fiducia nel loro futuro.