Riceviamo e pubblichiamo con piacere il Capitolo 1 del diario di Domenico Nebbia, giovane universitario putignanese che frequenta un master alla Vistula University di Varsavia. Un primo appuntamento che ci condurrà in viaggio virtuale alla scoperta degli usi e costumi della Polonia confrontandoli con il nostro modo di vivere.
Appena sbarcato all’aeroporto di Modlin , mi imbatto in due addetti alla sicurezza, sicuramente diretti discendenti di generali prussiani: alti, grossi, biondi, baffuti. Silenziosi e con lo sguardo severo. Alzo gli occhi per cercare un’indicazione che mi porti al nastro per il recupero bagagli; leggo: “Odzyskiwania bagażu”. Eh?
Mi trovo in Polonia, più precisamente a Varsavia. Sono qui per frequentare un master alla Vistula University, una della prime università private della Polonia. Fino a luglio, questa sarà la mia nuova casa.
Una volta sistemati bagagli, come prima uscita in avanscoperta scelgo il Centrum: la zona più chic della città. Moderni grattacieli, grandi magazzini, negozi di marca, moderni uffici, il famoso Palazzo della Cultura, l’Hard Rock Café e così via. Insomma, laddove (fino a poco più di venti anni fa) vigeva il comunismo, ora è il capitalismo, nella sua forma più moderna e subdola, che detta legge. I polacchi sembrano essersi calati bene nelle nuove vesti; anche perché la maggior parte delle persone che vedo ha un’età media di trent’anni, quindi troppo giovani per ricordare i tempi bui (o rossi).
Con i suoi 1.700.000 di abitanti, Varsavia è ovviamente la città più popolosa della nazione della quale è la capitale. Divisa in due dal fiume Vistula, la sua configurazione sulla cartina risulta piuttosto anomala. Non esiste un vero “centro”. Oltre a quello già descritto, può descriversi centro anche Stare Miasto, ovvero il centro storico (distrutto e interamente ricostruito nel dopoguerra); ma chissà, anche Nowe Miasto (città nuova) può essere considerato un centro. La realtà è che Varsavia, a causa delle tristi vicissitudini storiche che ricordiamo (distruzioni, occupazioni, ricostruzioni varie), è disposta un po’ a macchia di leopardo. Ciò che colpisce, è l’assoluta varietà di stili degli edifici, anche all’interno della stessa zona: ci può essere un elegante palazzo, e giusto dall’altra parte del marciapiede un altro orrendo, che neanche alla periferia di Taranto. Una cosa è certa: aprendo la cartina, noto con piacere che è ricca di parchi; ciò ne fa una delle capitali più verdi in Europa.
E così, dopo che per mesi i miei interessanti itinerari putignanesi consistevano più che altro in: “casa mia – centro storico” (200 metri in tutto, ovviamente a piedi), ora mi trovo a fare i conti con questa grande città, con le sue strade enormi, traffico incessante, metropolitane, tram, bus, megaincroci etc. Per attraversare una strada (sono sempre al Centrum), bisogna imboccare dei sottopassaggi, organizzati in numerose gallerie. Per i primi due giorni, lo ammetto, mi sono perso diverse volte in mezzo a quei cunicoli, e le indicazioni (in polacco) non facevano che peggiorare le cose.
Ancora un po’ smarrito e stralunato, mi fermo a bere un caf.. una birra. In Polonia non c’è l’abitudine di bere il caffè nei momenti morti della giornata, ma la birra. Mentre da noi, quando si incontra un amico, o anche per parlare di affari, usiamo dire: “Andiamo a farci un caffè?”, qui si va di birra (per altri fini, si va di vodka, ma questa è un’altra storia). Forse è per questo che, dopo una mini-riunione in Italia, le persone escono dal bar più sveglie (e forse più nervose); mentre qui, sorridenti e con occhi distesi (con non so quali effetti sui risultati della riunione appena conclusa!). Di certo, una tazza di caffè costa molto di più di un bicchiere di birra, quindi in ogni caso, mi adeguo.
Finito il mio bicchiere, esco dal locale, dove mi aspettano altri grandi incroci, tram, bus (tanti tipi di bus). La cartina della città sempre nel marsupio. Io, pronto per un’altra avventura.