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Si è conclusa, per questo primo anno, l’esperienza degli orti scolastici presso l’Istituto Comprensivo “A. De Gasperi-Stefano da Putignano”, con ricchi e festosi “mercatini” delle verdure coltivate dai bambini, in modo assolutamente naturale, negli orti stessi.

Tre i “mercatini”, come tre sono gli orti, uno per ogni plesso: il primo si è tenuto l’11 giugno nel plesso De Gasperi; a seguire, il 12 giugno, gli altri due nei plessi Di Mizio e Stefano da Putignano. È stata una bella, colorata, vivace e partecipata manifestazione in cui i bambini, dopo essersi impegnati nella coltivazione di insalate, zucchine, bietole, cicorie e tanto altrom si sono cimentati nella raccolta e nella “vendita” dei prodotti del loro orto.

Tutta l’esperienza degli orti a scuola si è rivelata davvero bella, un vero e proprio “progetto di comunità”, sostenuto dall’energia, dall’entusiasmo e dall’impegno di bambini, insegnanti, genitori, nonni e nonne; insieme al sostegno prezioso di EcorNaturasì, de “La Biottega”, dell’Associazione “L’Isola che non c’è”, del Comune di Putignano (con gli ex assessori S. Delfine ed E. Elba), e ovviamente dell’Istituzione scolastica, con la Dirigente Sc. M. A. Buttiglione che ha promosso e ha seguito con premura e sollecitudine tutto il Progetto.

Ai bambini è stato chiesto che cosa fosse loro piaciuto di questa esperienza e che cosa da essa avessero imparato, ed ecco alcune delle loro risposte: “Ci è piaciuto mettere le mani nella terra, coltivare un orto vero, lavorare tutti insieme, anche con i nostri genitori”, “Prenderci cura della nostra terra, del nostro giardino e degli esseri viventi che sono in essa”, “Veder crescere il frutto del nostro lavoro e mangiare le verdure coltivate da noi stessi”; e poi abbiamo imparato: “A piantare, coltivare, a riconoscere tante piante, a costruire e usare diversi attrezzi; ad apprezzare di più il cibo buono e naturale; a muoverci con più consapevolezza; e soprattutto, ad avere pazienza e a saper aspettare; e poi abbiamo scoperto che la terra è piena di vita e che tutte le cose sono collegate”.

Insomma, in un tempo in cui i problemi ambientali sono diventati così cogenti da legarsi addirittura all’idea stessa che ci possa essere un futuro per la nostra specie sul Pianeta Terra, insegnare e imparare a prendersi cura di un po’ di suolo, dell’acqua, del nostro ambiente più prossimo, e a farlo attivamente riconnettendosi ai cicli naturali di produzione dell’energia, del cibo e della vita, significa contribuire a far crescere con forza quel “Pensiero Ecologico” che, per forza di cose, dovrà essere Scienza e Sentimento a guida di ogni altro sapere se vogliamo immaginare un futuro per i nostri figli.

“Quando l’attenzione, l’affetto, la memoria, la cura delle persone si allontana dalla terra, come genere umano rischiamo la catastrofe!” (W. Berri). Ecco perché è importante diffondere e far crescere esperienze come questa.
Inoltre, trasformare degli in-colti in luoghi di coltura/cultura, per sottrarli all’incuria e all’abbandono trasformandoli in bene comune - da semplice capitolo di spesa per il Comune a risorsa comunitaria – può essere una bella esperienza di educazione civica e ambientale che può contribuire a far crescere il tasso di civiltà della nostra comunità. Come dice J. L. Borges, “Se ognuno coltivasse il suo piccolo giardino avremmo un mondo pieno di bei giardini!”.

Gli insegnanti impegnati nel progetto:
Giuseppe Polignano, Maria Florenzio, Elisabetta Mastrangelo, Annarita Albini, Angela Cino, Mariantonietta Dalfino, Lodadea Piepoli, Gianni Pirrelli, Francesca Scrimieri.

 

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