Sei ettari di terreno suddivisi in settori dedicati alla sperimentazione offerti in comodato gratuito dalla “Veronesi verona SpA” al Centro nazionale Ricerche (CNR) e specificatamete all’Istituto di genetica Vegetale (IGV) di Bari.
Il Cnr per portare avanti tali sperimentazioni si è avvalso della collaborazione, già avviata, di Maurizio Intini, giovane imprenditore locale impegnato nel commercio all’ingrosso di sementi foraggere e cerealicole, oltre che di fertilizzanti. Esperto del settore della zootecnia, Intini ha voluto dare un segnale forte ad un comparto che non vive, come il resto del Paese, un bel momento, e senza lasciarsi sopraffare dal dilagante pessimismo, ha cercato di favorire la tanto invocata crescita, sperimentando la coltivazione di alcuni tipi di leguminose e graminacee per far capire come coltivando semi super selezionati e seguendone tutte le fasi, dall’aratura alla trebbiatura, si possa dare una svolta decisiva alla propria attività.
Nella sperimentazione, in fase avanzata, che si basa sulla ricerca, è coinvolto a pieno titolo il CNR e l’Istituto di Genetica Vegetale (IGV) di Bari rappresentato da Giambattista Polignano, primo ricercatore associato che da 40 anni si occupa, in campo internazionale, di germoplasma e genetica. Aspetti che servono a creare nuove varietà di semi dai quali prelevare i caratteri da impiantare in piante datate per migliorarle ed irrobustirle.
La sperimentazione, avviata per la prima volta a Putignano su foraggere e cereali a paglia, punta ad ottenere , in particolare, un prodotto finale in grado di dare un maggior apporto di proteine per ridurre l’importazione di soia e di altri semi proteici, utili per l’alimentazione del bestiame.
“Si cerca di capire”, spiega Intini fautore del progetto, “lavorando su alcuni favini e cicerchie, quale sia l’apporto proteico e quanta massa foraggera se ne ricava.” Una parte del raccolto di questa prima sperimentazione avverrà a giorni; fine maggio inizio di giugno. Tutti attendono di analizzare il risultato ottenuto, compresa la verifica di adattabilità di queste piante al nostro territorio. Tutti sperano, attraverso questa scelta mirata, di ottenere delle vere e proprie varietà. Attenzione anche per il grano greco, selezionato nell’Ellade dallo stesso IGV per verificare se anche alla nostra latitudine riesce a raggiungere i 180 o 200 cmt mt di altezza, caratteristica che raggiunge nel suo paese d’origine. “Sarebbe ideale”, spiega l’esperto ricercatore Polignano, “anche per la produzione di biomasse e paglia”.










