Avevo promesso che avrei commentato i risultati delle elezioni regionali a Putignano.
Non è cosa facile. O forse no. È facilissima. 
A parte l’astensionismo, attestatosi sulla percentuale nazionale a circa il 30%, che ha confermato la vittoria del partito dello scontento e la conseguente disfatta del bipartitismo, ancora una volta non siamo stati capaci di eleggere un consigliere regionale.
Sembrerebbe una vera e propria maledizione se non fosse ormai scientificamente provato che mai fu più appropriata per Putignano, la famosa affermazione “nemo propheta in patria”.
Comunque, senza necessariamente coinvolgere Cristo e la sua frase famosa, riferita all’accoglienza a lui riservata dai concittadini di Nazareth, è lampante come, ancora oggi, difficilmente si è apprezzati nel proprio habitat. A Putignano men che meno.
Sono ormai anni che non si riesce ad imporre una nostra presenza negli scanni del Parlamento nazionale e del Consiglio Regionale.
Non credo per l’assenza di uomini capaci ma per l’incapacità degli uomini ad organizzarsi ed a far convergere i voti necessari all’elezione.
Una volta era necessario scegliere, per le regionali, un candidato conosciuto ed apprezzato in ambito provinciale mentre per la Camera dei Deputati bisognava avere ramificazioni partitiche nelle provincie di Bari e Foggia ed erano necessarie molte migliaia di preferenze. Oggi i collegi sono ridotti, anche per l’aumento delle provincie, e con i nuovi sistemi elettorali i voti necessari all’elezione sono veramente pochi. Per le regionali, in alcuni partiti, addirittura meno di 5.000.
Pochissimi se paragonati a quelli necessari in altri tempi.
E, comunque, se guardiamo ai partiti più grandi per essere eletti sono stati sufficienti 12.000 voti.
Qualcuno mi darà del pazzo ma personalmente sono convinto che una città come la nostra, potenzialmente, può assicurare al candidato locale fino ad 8.000 voti.
Faccio qualche esempio.
Il Senatore Mezzapesa, nel 1976, ottenne per la DC ben 6.424 voti con 12.771 votanti.
Alle europee del 1979, Ubaldo Zito, sempre per la DC, superò le 5.000 preferenze con 15.162 votanti.
Nel 1994 alle elezioni per il Senato e in presenza di 16.555 votanti i due candidati putignanesi Angelo Curci per i Progressisti e Stefano Bianco per il Patto per l’Italia raggiunsero rispettivamente 5.389 e 5.189 voti. Se a questo aggiungiamo come ulteriore dato i 4.658 voti che Alberto Tedesco, nello stesso anno, ottenne per il Patto per l’Italia nel tentativo di essere eletto alla Camera dei Deputati, allora il mio ragionamento ha un senso. Infatti quest’ultimo candidato è sicuramente “non putignanese”.
E per strabiliarvi vi cito il risultato del Sen. Nicola Putignano,” nocese”, che nel 1992 raggiunse a Putignano ben 7.691 preferenze in presenza di 16.398 votanti.
Un vero record.
Da approfondire rispetto alle vicende politiche dell’epoca. Ma questa è un’altra storia che merita un capitolo a parte e sicuramente più ampio.
Torniamo alle ultime regionali. I voti raccolti dai nostri concittadini a Putignano e nei comuni limitrofi non hanno consentito il risultato sperato soprattutto se raffrontato a quello dei candidati dei comuni limitrofi raggiunto a Putignano.
Una vera vergogna per noi putignanesi con i nostri potenziali 24.586 elettori.
In percentuale gli altri candidati hanno preso più voti dei nostri e a nulla sono valsi gli appelli dell’ultima ora.
Praticamente al “nemo propheta in patria” va aggiunto il detto che “i putignanesi sono amanti dei forestieri”.
Si è praticamente verificata la storia di cinque anni fa anche rispetto al numero dei candidati locali, forse troppi.
Una domanda viene spontanea. Ma vogliamo continuare a farci harakiri?
Se così è, consiglio a tutti noi di rassegnarsi e di continuare a fare i semplici portatori d’acqua ai partiti di riferimento. Se, invece, un pizzico d’orgoglio ancora ci accomuna pensiamo a soluzioni che possano dare risultati più soddisfacenti all’intero paese, oltre che ai singoli.
Il nostro piccolo orticello può dare pochi frutti, quello comune può farci competere sul mercato regionale e nazionale.
Pensiamoci.
Inventiamoci delle eterogenee primarie locali, sottoscriviamo “patti di crostate” o, nel nostro caso “di fave e cicorie” ma, per carità, non facciamoci trovare impreparati al prossimo appuntamento elettorale.
Per il bene di tutti.







