Lo sconforto è grande. È stata una campagna elettorale strana, complicata, a tratti inesistente. Sicuramente agguerrita e all’ultimo sangue. O meglio all’ultimo voto. 
Anche se i più recenti sondaggi disponibili danno oltre un venti per cento di indecisi o peggio di “disertori” del seggio elettorale.
Questo è il vero dato preoccupante. L’alto numero di probabili cittadini stanchi, delusi e arrabbiati verso il sistema dei partiti o ancora peggio stanchi delle istituzioni e di chi le governa.
Il rinunciare ad un proprio diritto oltre che al proprio dovere nei confronti della “res pubblica” è diventata una scelta sempre più frequente nel corpo elettorale italiano.
Una protesta silenziosa che, per chi la esercita, può sembrare una forma di riscatto nei confronti delle inadempienze della pubblica amministrazione e contro le scelte sempre più spesso incomprensibili della politica.
Può sembrare una forma di rivincita ma, purtroppo, è solo una illusione.
È solo un delegare ad altri le scelte e in maniera“pilatesca” convincersi di non esserne responsabile.
Se un elettore su tre non ha deciso o ha già deciso di non esserci non può non considerarsi partecipe dei risultati e dei governanti eletti.
Può solo illudersi di non aver contribuito al risultato ma forse ne è il maggiore responsabile.
La vera protesta la si esercita accettando il ruolo in questo momento assegnatoci, quello di andare alle urne.
Confermando chi ha fino ad oggi governato o bocciandone l’operato votando per la controparte.
Sembra difficile ma invece è facilissimo.
E non solo per un diritto faticosamente acquisito dai nostri antenati ma anche e soprattutto per dovere verso la nostra terra e nei confronti delle generazioni future.
Spero che nella domenica delle palme la riflessione sia maggiore verso la famiglia e la società.
Sicuramente, dopo aver compiuto il nostro dovere, saremo più sereni e soddisfatti.
Buone Palme e buon voto a tutti.







