
È concluso il carnevale finto.
Quello prevalentemente creato dai maestri cartapestai, nel caso di Putignano, o dalla voglia umana di trasgressione, nel resto del mondo.
I grandi carri sono tornati nei capannoni seguiti dalle solite polemiche, i gruppi mascherati hanno riposto i vestiti, Farinella, un po’ bistrattato, può finalmente andare in letargo per qualche mese. Fino alla prossima kermesse estiva.
E noi torniamo al carnevale vero. Quest’anno senza pausa quaresimale.
Con le elezioni regionali a ridosso, anche il break, che normalmente ci proiettava verso la Pasqua attraverso ripensamenti interiori, piccoli o grandi sacrifici dedicati alla nostra mente o al nostro corpo, è stato bypassato.
È partito un altro carnevale, quello di tutti giorni.
Quello che ci riporta a mascherarci, a divertirci, a stupirci, ad esternare, a disegnare macchiette e costumi nella realtà quotidiana sempre più sconvolta da sceneggiate scritte da autori dilettanti ma di grande impatto mediatico. Una realtà accarezzata dall’allegro modo di fare politica ed amministrazione ormai fuori da schemi, regole e con soluzioni spesso improvvisate.
E poi c’è anche il teatrino elettorale con attori dell’ultima ora, diversi ma con lo stesso copione, tanta pubblicità, solite cene, grandi feste, numerose promesse e l’immancabile lancio di monetine che, a differenza di quello che accadeva nel passato, condiziona pesantemente tutte le scelte. Con buona pace della vecchia e sana politica che prima formava e poi “indicava” candidati, sicuramente più collaudati, ai propri elettori.
Oggi nelle liste sono sempre più quelli prestati alla politica di quelli che realmente ci credono.
Comunque la scelta, sempre più difficile e ormai pilotata da piccoli o grandi gruppi di potere, tocca a noi.
Proviamo a dare risposte che facciano capire, a chi decide la politica e controlla i cosiddetti partiti di oggi, che così non ci piace.
Perché così non va!