Coltivare la terra per coltivare pensieri

Un progetto didattico, davvero originale, accolto con grande entusiasmo dal Dirigente Scolastico Maria Anna Buttiglione, avviato a cominciare da quest’anno, nell’Istituto Comprensivo “A. De Gasperi- Stefano da Putignano”, coordinato dal maestro Pinuccio Polignano.

Gli alunni dell’Istituto saranno coinvolti, nella realizzazione e nella conduzione di veri e propri orti scolastici. Tre, per la precisione, uno per ogni plesso: De Gasperi, Di Mizio, Stefano da Putignano. I tre orti sono già stati approntati: arati, fresati, dotati di impianto di irrigazione ed è già stata effettuata una prima piantumazione.

Il progetto è sostenuto da una bella rete di collaborazioni: Ecornaturasì, azienda leader nel settore della produzione e della commercializzazione di prodotti biologici e biodinamici, che contribuisce al finanziamento di questo progetto (cosa che fa anche in molte altre scuole d’Italia); la coop “UnaTerra-La biottega di Putignano”; Il Comune di Putignano, con gli assessorati all’Istruzione e all’Agricoltura; l’associazione culturale “L’isola che non c’è”; “BiodiverSo”, dell’università di Bari; i genitori e i nonni  che vorranno accompagnare, come già stanno facendo, questo percorso, dando vita a bei momenti di scambio e apprendimento intergenerazionale.

Cosa si farà?

Fondamentalmente attività di ortocultura biologica. Gli alunni, insieme a insegnanti, collaboratori, genitori e nonni, coltiveranno piante alimentari, in alcune zone delle aree verdi delle scuole: quindi veri e propri orti, accompagnati da vari laboratori pratici e artistici e da momenti di riflessione sul tema orto, educazione ambientale, educazione alimentare.

Perché un orto a scuola? Innanzitutto, per rispondere alla domanda: da dove viene il cibo? Perché sono sempre di più i bambini, ormai, che pensano che il cibo venga dai supermercati. E per spiegarlo non attraverso parole o libri ma sperimentando concretamente il legame profondo che ci lega alla terra, imparando a osservare, accompagnare e comprendere il meraviglioso ciclo dell’energia che va dal suolo al seme, dal seme alla pianta, dalla pianta al frutto, dagli scarti alla decomposizione, per ricominciare tutto daccapo.

Viviamo in contesti sempre più artificiali e stiamo perdendo consapevolezza del nostro appartenere al mondo naturale. La natura è sempre più allontanata a dimensione di paesaggio, o pensata come contenitore di materie prime e come discarica, e non come vivente di estrema complessità del quale noi facciamo parte. Ma oramai dovremmo aver ben capito che “quando l’attenzione, l’affetto, la memoria, la cura delle persone si allontana dalla terra, come genere umano rischiamo la catastrofe”; e che, salute della terra e salute dell’uomo, sono la stessa cosa.

L’orto, inoltre, insegna non solo questioni agronomiche, scientifiche, botaniche, storiche e geografiche, ma insegna anche la pazienza, l’attesa, il senso del limite, la possibilità del fallimento, la gioia di occuparsi di un vivente, la cooperazione tra le generazioni, la gioia e la soddisfazione di saper produrre da sé un po’ del proprio cibo.

E poi c’è la cura di un ambiente vicino ai bambini, per renderlo bello, fruibile, per dargli il “concime” della  loro attenzione, delle loro passioni, del loro affetto, delle loro cure,  ciò  che può trasformare un luogo o una risorsa in un bene comune. È il modo migliore per fare educazione ambientale: curare, con la partecipazione di tutta una comunità, uno spazio comune e renderlo bello e fruibile, sottraendolo, speriamo definitivamente, allo stato di incuria e abbandono in cui versa: da dominio, fin qui incontrastato, di erbe infestanti e rifiuti, a orto botanico.

Un’altra motivazione a fondamento del progetto è la promozione di una maggiore consapevolezza alimentare. Coltivare da sé un po’ di cibo genuino, di alta qualità biologica, significa non solo capirne il valore per evitarne sprechi, ma educare il gusto a cibi veri, non contraffatti dall’industria alimentare.  E soprattutto, significa far crescere una cultura del cibo legata alla stagionalità e alla territorialità e fare di tutti noi dei consumatori più consapevoli.

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