Intervista al nuovo Arciprete don Peppe Recchia

Dopo aver festeggiato, pochi giorni fa, i suoi primi venticinque anni di sacerdozio, don Peppe Recchia, Vicario zonale e parroco della chiesa di San Domenico, ha ricevuto anche la nomina dal vescovo, mons. Giuseppe Favale, di Arciprete della chiesa Madre di S. Pietro Apostolo.

Un periodo certamente felice per questo giovane e dinamico sacerdote di cinquantacinque anni, che si è fatto apprezzare per la sua schiettezza e per il suo linguaggio chiaro, di uomo di profonda fede e cultura.

Amato e stimato eccolo dunque nelle nuove vesti di Arciprete, ruolo che assumerà ufficialmente a fine settembre. Intanto, nel suo ufficio parrocchiale di Piazza San Domenico, ci racconta che: “questi 25 anni di sacerdozio hanno attraversato un periodo storico abbastanza critico per il nostro Paese. Sono diventato sacerdote il 27 giugno del 1992. Un mese dopo l’attentato terribile al giudice Giovanni Falcone, cui seguì, a brevissimo quello a Paolo Borsellino, anni difficili che hanno cambiato l’Italia e parallelamente anche la Chiesa. In questi anni anch’io ho fatto molte cose: educatore in seminario, in istituti scolastici di secondo grado, sono stato per nove anni parroco della chiesa del Carmine a Monopoli e, per altri dieci, della chiesa di San Domenico qui a Putignano."

Com’è cresciuta questa parrocchia in questi due lustri?
Era già viva con un grosso potenziale, costituito da persone giovani con le quali ho portato a compimento un processo di crescita avviato dai due parroci precedenti. Oggi è una comunità operativa, piena di gioia, diventata un segno di questa <luminosità> che nessun valuta perché non si può fare la statistica di una pastorale. Ma ci sono dei segni per noi inequivocabili. In una parrocchia, tale da 75anni, non si erano mai manifestate vocazioni religiose. Sembrava, in questo senso, un grembo sterile. Ora invece posso dire che ci sono 3/4 ragazzi che sono entrati in seminario decisi a diventare sacerdoti

Quali sono le maggiori difficoltà che incontra un parroco?
Le relazioni. Bisogna sempre curarle, ricucirle, ricomporle, perché il forte individualismo avvelena la vita della comunità. Papa Bergoglio lo definisce <il terrorismo elle chiacchiere>. Pettegolezzi, chiacchiericcio; l’avversione all’altro. Fare comunità significa, invece, entrare in un  clima di rispetto, anche se io credo che le stesse siano ancora una grande risorsa per Putignano

Comunione ai divorziati. E’ d’accordo?
La Chiesa sta avviando in merito, una nuova riflessione da cui fa capolino la necessità di dover distinguere caso per caso. Alla fine la discrezionalità sarà affidata proprio al parroco che con la coppia, avrà avviato un dialogo di chiarezza, un cammino di recupero. Non abbiamo ancora le direttive, ma su questa problematica c’è la mia apertura”.

Sicuramente l’Arciprete non lesinerà le sorprese alla sua collettività per la quale auspica: “Non una <socìetas cristiana> bensì una società cristiana, perché è bello che in essa ci siano tutti i colori del mondo

                                                                                                                                       

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