Centro storico: Coopera rischia la chiusura

Pubblichiamo il comunicato stampa della Cooperativa Coopera che dopo varie diffide e un esposto alla Procura della Repubblica rischia la chiusura delle attività nella sede del Centro storico di Putignano.

Coopera rischia la chiusura.

Da qualche mese, Coopera è sotto attacco da parte di alcuni vicini, dopo la diffida, anche un esposto alla Procura per spingere a chiudere la nuova realtà di giovani che hanno deciso di investire nel centro storico di Putignano.

Dopo la diffida emessa il 19 dicembre 2018 e dopo aver più volte, sia in privato che in pubblico, chiesto un accordo equilibrato fra le parti coinvolte, nello specifico con un esiguo gruppo di vicini di Coopera, ci sentiamo in dovere di fare alcune precisazioni.

Coopera nasce nel marzo del 2017 ed è, in primo luogo, una cooperativa di produzione lavoro, che garantisce, attualmente, un posto di lavoro, a cinque ragazzi under 30, e in secondo luogo un centro di aggregazione sociale e culturale in cui ogni giorno si svolgono diverse attività legate alla musica, al benessere, alle arti visive e alla creatività. Tantissime le attività svolte in questi anni: corsi di yoga, thai chi, photoshop, disegno, scrittura, fotografia, pet therapy, lezioni di inglese, improvvisazione musicale per diversamente abili, chitarra, canto, pianoforte, basso e violino tutti tenuti da professionisti che hanno scelto questo progetto per dare vita ad un luogo comune in cui svolgere il proprio lavoro. Coopera è un progetto aperto, un posto in cui ritrovarsi ma è soprattutto un luogo che supporta il lavoro, la contaminazione e la collaborazione tra diverse realtà del territorio.

Nel fine settimana Coopera è lo scenario di vari eventi ed occasioni per diffondere cultura e renderla accessibile a tutti, giovani, adulti e bambini, tra cui: piccoli intrattenimenti musicali con giovani artisti nazionali e internazionali, presentazioni di libri, mostre, esposizioni di opere di artigianato e vintage, proiezioni, conferenze, dibattiti, reading letterari.

In data 19/11/2018 è stato presentato un esposto, nel quale si ipotizza che l’attività turistico-culturale e, talvolta, musicale proposta da Coopera rientri tra quelle previste dal “Pubblico Spettacolo”. Notizia comparsa anche su alcuni giornali locali.

I gestori di Coopera, sono di opinione differente, supportata da pareri di consulenti e da quanto oggettivamente posto in essere da altri esercizi commerciali di Putignano e dintorni. Ritengono, infatti, che quanto da loro proposto rientri, invece, nel così detto “piccolo intrattenimento musicale”, visto il rispetto delle norme previste per tali eventi (gratuità, saltuarietà, dimensioni ridotte del locale, finalità di esclusivo intrattenimento degli avventori secondaria rispetto all’attività primaria che resta la somministrazione di alimenti e bevande, organizzazione di conferenze e dibattiti, ecc.).

Conseguentemente, dopo aver ottenuto una certificazione di impatto acustico che attesta il rispetto delle emissioni sonore relative all’esercizio, hanno deciso di valutare l’opportunità di predisporre quanto necessario, per fornire ai propri clienti anche una attività che possa avere le caratteristiche di “Pubblico Spettacolo” che, al contrario di quanto sopra indicato, prevede caratteristiche diverse e che potrebbe consentire l’effettuazione di eventi musicali con modalità del tutto differenti sempre nel rispetto delle Leggi e Regolamenti.

Inoltre, nell’incontro avuto con le Autorità, che ha consentito di ottenere la proroga operativa, nel ribadire le caratteristiche dell’attività complessiva esercitata da Coopera, è stato evidenziato che la programmazione di fine anno prevedeva, tra l’altro, iniziative a sfondo sociale ritenute condivisibili e meritorie.

Invece, quanto riportato nei vari comunicati a firma del Comitato per la valorizzazione del Centro Storico questo risulterebbe fuorviante, frutto di un inspiegabile atteggiamento che rasenta la persecuzione ai danni di una attività che, al contrario, raccoglie il favore non solo di molti vicini residenti nel Centro Storico, anche di una notevole parte della Cittadinanza di Putignano come testimoniato dalle innumerevoli dimostrazioni di solidarietà comunicate direttamente ai gestori di Coopera oltre che dalla raccolta firme a sostegno, che sarà presentata nei prossimi giorni al Sindaco sig. Domenico Giannandrea.

La prima a doverne rispondere personalmente è la rappresentante legale di Coopera:

“Ho 21 anni, ma nonostante l’età, riesco perfettamente a comprendere che quello che sta accadendo a Coopera è molto grave.” - sostiene Federica Florenzio, il presidente di Coopera, che in questi giorni sta affrontando delle festività natalizie differenti - “È grave che non ci sia mai stata una reale volontà di dialogare, è molto grave che ci sia stato più volte ripetuto che questo non è il nostro posto, che faremmo meglio ad andarcene via dal Borgo Antico. E tutto questo è grave non perché siamo giovani, non perché abbiamo lavorato e investito tanto, anche economicamente, in questo progetto, ma perché si sta colpendo indirettamente un’intera comunità: una comunità di persone che immagina un centro storico diverso, a cui piace poter tornare a casa e sentirsi al sicuro, a cui piace l’idea di poter condividere un posto che cambia aspetto ogni giorno, in cui ogni settimana si possono sperimentare esperienze diverse.

Ma ancora di più sono gravi le ripercussioni che questa vicenda avrà sui commercianti che hanno deciso o avevano in programma di investire in attività nel centro storico, perché l’accanimento in atto nei nostri confronti crea un precedente difficile da dimenticare e che si ripercuoterà negli anni sulle scelte di vita di giovani, adulti e bambini. L’unica cosa che posso fare, per cercare, ancora, di difendere quello per cui ho lavorato negli ultimi anni, trascurando studi, amici e famiglia, è invitare nuovamente chiunque ritenga che le nostre attività rechino disturbo, chiunque preferirebbe vedere le nostre luci spegnersi, a riflettere, a riconsiderare la sua posizione, a confrontarsi con noi in un dialogo che possa essere costruttivo, non univoco e che riconosca anche a noi, “gli ultimi arrivati”, il diritto di essere ed esistere nel posto in cui siamo nati!”

Ci si auspica che la risoluzione di quanto accaduto venga affrontata in maniera pacifica e non si debba continuare a parlare tramite missive degli avvocati e convocazioni o continue chiamate da parte dei vigili o del comando dei carabinieri.

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